
MUBA GUEST HOUSE: TURISMO SOLIDALE A ZANZIBAR
Anche una meta particolarmente turistica può offrire una vacanza, o parte di essa, alternativa. Ho conosciuto la guest house Muba attraverso l’associazione WHY Onlus.

Zanzibar, l’isola delle spezie, nel coloratissimo Oceano Indiano, è una meta molto amata dagli italiani. Io ci ero già stata e questa volta per il mio viaggio cercavo qualcosa di diverso. Volevo addentrarmi un po’ più nella realtà locale, che non fosse quella prettamente legata al turismo. Ed avere modo di essere un dignitoso aiuto per la gente del luogo. Così prenoto, dopo averla vista sul sito web, una camera alla Guest House Muba.

Why Onlus e Muba Guest House
WHY Onlus nasce nel 2004. Ha sede a Trento ed è una associazione di volontariato internazionale. Nel 2006 viene registrata come ONG locale a Zanzibar. Si basa sulla convinzione che l’istruzione sia un diritto per tutti e base per lo sviluppo sociale ed economico delle comunità. Opera così in progetti educativi nelle zone rurali. Realizza e recupera scuole ed asili, fornisce materiale didattico ed assicura lavoro e stipendi agli insegnanti.

Nel 2008 da vita a Muba Guest House. Lo scopo è quello di dare una forma di parziale auto-sostentamento ai suoi progetti. Muba è gestita da gente di Jambiani: un modo per “insegnare” un mestiere. Inoltre vengono proposte diverse attività a cui gli ospiti possono partecipare. Non solo per conoscere l’isola, ma anche i progetti dell’associazione ed avvicinarsi alla realtà di Jambiani e di Zanzibar.

Jambiani
Jambiani è un villaggio di pescatori a sud est dell’isola di Unguja, che tutti conoscono col nome di Zanzibar. Zanzibar in realtà è il nome di tutto l’arcipelago, al largo della Tanzania. E proprio a Jambiani si trova Muba. Sorge direttamente sulla bella spiaggia, immersa in un giardino di piante e fiori tropicali. E’ stata costruita nel rispetto del luogo e dell’architettura locale. Il tetto di matuki è ciò che caratterizza Muba e le costruzioni del luogo: un grande telaio in legno e intrecci di foglie di palma da cocco.

Finalmente… Muba Guest House!
Arrivo a Jambiani e il taxi mi accompagna fino all’ingresso della guest house. Vengo accolta dal personale della struttura. Con un gran sorriso mi offrono una bibita di benvenuto. Mi danno qualche informazione sulla struttura prima di accompagnarmi nella mia camera. Alloggerò nella camera Hiliki, che significa Cardamomo. Le 4 camere hanno infatti il nome di 4 differenti spezie. Sono molto semplici ma con tutto l’essenziale: un letto con zanzariera, ventilatore, bagno dotato di scaldabagno e asciugamani. Muba è una struttura che non vuole togliere nulla agli abitanti di Jambiani. L’acqua viene scaldata attraverso i pannelli solari e non abbonda, per rispetto di chi vive quotidianamente nei dintorni.

Appena mi sistemo torno nella struttura comune. Li si trova la reception, il bar e il ristorante Star Fish. Mi siedo per mangiare qualcosa. I piatti, sono preparati da zanzibarini secondo le tradizionali ricette dell’isola che però si fondono con usanze di altri paesi. E’ uno spettacolo mangiare con questa meraviglia davanti agli occhi! Anzichè un grande schermo, mi ritrovo a fissare un mare dalle mille sfumature di blu. Che meraviglia! Per non parlare del contrasto con la sabbia bianca. Scopro che in una parte di questo spazio comune c’è uno spazio dedicato alla vendita dei prodotti provenienti dai laboratori della sartoria e della ceramica. Non mancherò di fare acquisti.

I colori zanzibarini
Dopo il pranzo decido di fare una camminata lungo la spiaggia. Mi viene ricordato di tenere presente il gioco delle maree che a Zanzibar, in particolare in questa zona, è molto forte. Sarà una delle altre cose che mi affascinerà moltissimo. Mi incammino e vengo subito circondata da tre bambine che curiose col loro inglese cercano di scoprire il mio nome e da dove vengo. Chiacchieriamo un po’ e poi continuo la mia passeggiata. Resto affascinata dai colori: il bianco della sabbia, le sfumature blu del mare, il verde della vegetazione. Quando mi giro per tornare a Muba mi accorgo che la marea sta salendo e quando arrivo di fronte a Star Fish sono ormai coi piedi nell’acqua e della spiaggia non c’è più traccia.

Durante la cena mi accordo per partecipare ad alcune delle attività da loro proposte. Non partecipo a quelle che portano a scoprire l’isola perché già la conosco ma voglio partecipare a tre che ritengo essere curiose e parte integrante dell’esperienza solidale.

Visita a una scuola nel sud di Zanzibar
La prima esperienza mi porterà a conoscere i progetti Why. Così, guidata da Francesca, referente dell’associazione in loco, vado a visitare una scuola. Lungo il percorso mi racconta un po’ la situazione del villaggio e della struttura. Oltre a quella dei bambini. Che emozione quando arriviamo! Assistiamo ad alcune lezioni e alla pausa pranzo! Io con la mia macchina fotografica al collo attiro l’attenzione dei più… Mi diverto a scattare foto e a fare un po’ di casino con loro. Un po’ come tornare bambina in mezzo a loro. Resto stupida nel vedere come avviene la pausa pranzo. Con ordine si siedono all’aperto ed ognuno mangia ciò che gli è stato dato dalle famiglie. Ma la scuola distribuisce anche un pasto caldo. Alla fine del pasto ognuno sciacqua il suo contenitore in una grande bacinella piena d’acqua.

Lasciamo la scuola per andare a scoprire il villaggio dove vivono la maggior parte di questi bambini. Case molto semplici, per lo più simili a baracche. Una rigogliosa vegetazione nel mezzo della quale spuntano qua e là le vare abitazioni. Incrociamo alcuni degli abitanti. Tutti conoscono Francesca che salutano o con la quale scambiano due parole. Non è il mio primo viaggio né in Africa né a Zanzibar e dunque conosco la realtà del luogo. Trovo comunque molto dignitoso tutto: le case, gli spazi comuni, le persone stesse.
Insieme al verde della vegetazione, è il rosso il colore che predomina. Rossa la terra e rosse le case.

Alla scoperta di Jambiani
Una mattinata in giro per Jambiani per scoprire la realtà locale. Accompagnata da una guida locale, selezionata da Muba Guest House, scopro ciò che sta alle spalle della lunga spiaggia di Jambiani e di Muba. Dopo un introduzione generale sul villaggio, andiamo a conoscere una donna che lavora la fibra di cocco. Con la fibra si preparano delle resistenti corde. Ma che lavoro! Un continuo movimento di mani e braccia, oltre all’ausilio della gamba sulla quale si fa rotolare la fibra su sé stessa fino a diventare appunto una corda resistente. Mi siedo a terra accanto alla donna e con la guida che fa da interprete provo anche io a fare il mio pezzo di corda che porterò a casa come ricordo. Ma ovviamente il risultato ha più le sembianze di una corda vissuta che una nuova!

Incontriamo poi la ragazza che davanti a casa in un mortaio gigante prepara la farina. Un grande palo piuttosto pesante viene utilizzato come pestello. Mosso su e giù per compiere l’operazione. Dopo un paio di minuti le mie braccia sono quasi già stanche…

Mentre giriamo per Jambiani facciamo una sosta. Un ragazzino si arrampica come fosse una scimmietta su una alta palma per prendere una noce di cocco che poi mi aprirà per farmi bere il gustosissimo succo. Che buono!
Continuiamo la passeggiata e incontriamo donne che trasportano ogni tipo di materiale posizionato sulla testa, bambini che ci spiano da dietro le porte, minimarket aperti … Una piacevole esperienza per conoscere un’altra realtà zanzibarina.

Una cena speciale
Questa è stata un’esperienza davvero piacevole. Sono stata accompagnata a casa di una famiglia locale per la cena. Ma in realtà l’appuntamento è stato molto prima dell’ora di cena poiché si trattava di prepararla insieme! E cosi mi sono ritrovata seduta a terra nel piccolo cortile di casa di questa famiglia ospitale e con la donna di casa abbiamo preparato il latte di cocco e il chapati, il pane locale. Mi sono pure tagliata con una stranissima grattugia utile per svuotare la noce di cocco dalla sua polpa ed ottenerne una sorta di purea. Che lavoro! Mi sono molto divertita anche perché la famiglia era molto socievole, per non parlare dei piccoli membri. E’ stato davvero piacevole cucinare con la donna ed essere poi ospiti a cena! Ovviamente ho mangiato come loro. Seduta a terra, sotto le stelle ed utilizzando il pane al posto delle posate. Insomma, finalmente libera di mangiare con le mani!

Jambo!
Eh si, è ora di salutare Muba Guest House e tutto il suo staff. E’ arrivato il momento di partire e scoprire un’altra realtà di questa sola. Ma prima di partire mi dedico a un po’ di shopping nell’angolo dello Star Fish dove sono in vendita i prodotti locali. E così compro dei bellissimi foulard, una borsa e altri oggetti tutti fatti a mano dalle donne di Jambiani, con il sostegno di Why Onlus.

Arrivederci Muba! Arrivederci Jambiani!
Ecco una guida sulla Tanzania e Zanzibar, per preparare il vostro viaggio:
Qui di seguito trovate una lettura semplice che racconta la vita a Zanzibar di una ragazza italiana che oggi ha la boutique Magò:




2 Comments
Franca
Gradirei rimanere aggiornata sulle vostre iniziative.
Grazie
Francesca
Per le iniziative di Why Onlus o Muba Guest House bisogna contattare direttamente loro. Io ho raccontato la mia esperienza con loro. Buon Anno!