
IL PASSO GIULIA. TRA STORIA, NATURA E MUSICA
Parto da Zurigo per raggiungere Saint Moritz. Decido di passare dal Passo Giulia. Un percorso affascinante ma anche ricco di storia. Non solo natura e paesaggi mozzafiato. Quando passo Coira e poi giungo a Thusis è qui che abbandono l’autostrada. Invece di proseguire verso il Passo del San Bernardino inizio a salire verso il Passo Giulia.

Un po’ di geografia
Coira è il capoluogo dei Grigioni e in questo cantone resterò per il resto del viaggio. Sono dunque nella Svizzera orientale. Una delle località più note è proprio Saint Moritz. E’ l’unico cantone trilingue della Confederazione. Qui infatti si parla italiano, romancio, tedesco. E’ proprio la lingua romancia la più diffusa nella zona che mi trovo ad attraversare. Lo noterò in particolare grazie ad alcune scritte su edifici posti lungo la strada.

La salita verso il Passo Giulia
La prima parte di questo percorso mi fa sentire un po’ in bilico. La parete rocciosa a destra e lo strapiombo a sinistra. Sotto scorre il fiume Albula. Dopo qualche chilometro all’ombra ecco che finalmente i raggi del sole riescono ad illuminare il percorso. Ed appena lo spazio attorno a me si fa un po’ più ampio riesco a vedere alla mia destra due ponti. Quello più vicino è il viadotto ferroviario Di Solis. E’ il ponte più alto della Ferrovia retica. Accanto a questo c’è il vecchio ponte stradale. Da qui il panorama cambia e si apre, circondati da piccoli laghetti, villaggi e alte vette. Procedo fino a Thiefencastel dove la strada si divide. Questo paese, a 908 metri s.l.m., ha delle belle architetture e si trova nell’estremo fondovalle della Val Sursette. Importante nodo di comunicazioni e centro turistico si trova su un cuneo alla confluenza del fiume Giulia e del fiume Albula. Appena passato il piccolo paese, a sinistra la strada porta verso il Passo dell’Albula. Il mio viaggio mi introduce invece nella Val Sursette.

La Val Sursette
La Valle inizia dal ponte sul fiume Albula a nord del paese con una ripida e tortuosa salita. Procede nell’aspra gola rocciosa della parte bassa della valle attraversando alcune brevi gallerie. Poi la valle si allarga e riesco a vedere il fiume Giulia che nasce proprio al passo. Questa è la parte più ampia e verdeggiante della valle. Qua e là scorgo castelli e piccole chiese. Lungo il percorso passo da alcuni piccoli paesi: Burvagn (1.181m), Cunter (1.183m) e Savognin (1.206m). Proseguo e passo le case di Mulegns (1.486m) e Furnatsch (1.538m). Ed ecco la diga in materiali sciolti alta 91 metri. La strada fa qualche curva e poi si apre un bellissimo panorama sul lago artificiale di Marmorera. Si è formato con l’edificazione della diga nel 1954 e ha una superficie di 1,41 km quadrati. Continuo a salire passando tra paesaggi e tipiche abitazioni fino a quando giungo a Bivio. Il nome di questo insediamento significa biforcazione. Prende il nome dal bivio che porta al passo Giulia e al passo del Settimo. Strade che erano in uso già all’epoca dei romani. Nell’840 venne costruito un ospizio per i contadini della Val Bregaglia.

Da Bivio al Passo Giulia
Lasciato alle spalle il paese di Bivio, inizia la vera salita verso il passo. Storicamente il passo ha avuto grande importanza fin dall’epoca romana, da cui chiaramente ha ricevuto il nome. Rappresentava uno dei principali attraversamenti delle Alpi centrali. Nel Medioevo ha sempre mantenuto una notevole funzione commerciale e militare. Il tratto di valico della strada carrozzabile fu costruito fra il 1820 e il 1826 per sostituire il meno agevole Passo del Settimo.
La strada che mi trovo a percorrere oggi è stata costruita a partire dall’inizio del secolo scorso. Viene segnalata una pendenza del 10% e presenta delle ampie curve per alleviare la stessa pendenza. E’ aperta tutto l’anno.
Dai 1.769 m. s.l.m. di Bivio devo raggiungere i 2.284 m. s.l.m. del passo. Raggiungo l’Ospizio la Veduta a 2.233 m. s.l.m.. Ancora devo salire.

La torre di Babele
Proseguendo mi accorgo che c’è una strana costruzione dall’aspetto moderno che troneggia in mezzo a questa natura incontaminata. Si tratta di un teatro-torre inaugurato nel 2017 e si trova a 2.300 m. s.l.m.
Rimanda alla torre di Babele. E’ un progetto realizzato nell’ambito del festival culturale Origen, organizzato dall’omonima associazione. Quest’ultima dal 2005 promuove la forza culturale di una regione trilingue come i Grigioni, organizzando un festival annuale basato soprattutto sul teatro musicale. Inaugurata con l’opera trilingue “Apocalisse” avrebbe dovuto essere smantellata alla fine del 2020. Purtroppo non so al momento dirvi se effettivamente è stato così per via della situazione che stiamo vivendo. La motivazione è che questa torre rossa “è un progetto effimero che riflette la caducità della vita per sopravvivere solo nei ricordi”.
Una volta che giungo sul passo mi avvicino a piedi per vederla e riesco anche ad entrate. Le numerose vetrate si aprono sul paesaggio circostante: una connessione tra la natura e la cultura. E’ alta 30 metri e è in grado di resistere ai venti che qui soffiano fino a 240 km orari.

Finalmente sul Passo Giulia!
Ed eccomi arrivata sul passo. Davanti a me un cartello “Julierpass 2.284 m. s.l.m.”.
L’aria è frizzante ma non fa freddo. C’è una sorta di area ristoro. Un piccolo negozio di souvenirs con annesso un piccolo bar. Alcuni posti a sedere su panche e tavoloni in legno esternamente dove un ragazzo cuoce degli invitanti wurstel. Alle spalle della struttura ci sono i bagni pubblici gratuiti. Mi incammino a vedere la torre di Babele e nel mentre sento della musica. Sono degli uomini che suonano i grandi corni di montagna. Sono i corni delle Alpi.

Torno verso il cartello in corrispondenza del passo per ammirare quello che il panorama offre. Mi trovo su un passo storico. Davanti a me si apre la vista su una cerchia di cime che superano i 3.000 metri. Ai lati della strada due pezzi di colonna di epoca romana. Probabili resti di un tempio votivo.

Il santuario romano sul passo Giulia
Il nome di questo passo viene spesso messo in relazione con il nome del grande imperatore Gaio Giulio Cesare. Che probabilmente però non varcò mai questo passo alpino. Per molti millenni questo passo fu una faticosa mulattiera. La trasformazione del percorso al fine di renderlo accessibile ai carri romani trainati da buoi avvenne nel I secolo d.C. Secondo i ritrovamenti sul luogo, si trovava qui forse una piccola costruzione. I reperti delle fondamenta fanno presupporre che fosse un santuario di probabile dimensione di 5 metri per 5 e si presume che vi fosse presente una statua dedicata al Dio Giove. I ritrovamenti numismatici del terzo e quarto secolo, che a quel tempo rappresentavano offerte, documentano il tributo pagato dai viaggiatori al divo Giove per un passaggio sicuro attraverso il passo Giulia. Alcuni di questi reperti numismatici si trovano oggi nel Museo Engadinese di Saint Moritz.

Una boccata di aria fresca
Decido di trascorrere un po’ di tempo qui. Voglio godere del panorama, del silenzio interrotto solo dai passanti e di questa aria frizzante. Mi avvicino a dei massi squadrati che secondo gli studiosi erano parte di quel santuario dedicato a Giove. Do uno sguardo da vicino ai resti delle colonne. Chiudo gli occhi e immagino per un istante gli antichi romani che transitavano da qui, sui loro mezzi di trasporto, in viaggi lunghi. Li vedo sostare per chiedere protezione. Un viaggio del genere doveva essere una vera avventura 2.000 anni fa!
Mi viene fame: ordino e mi gusto un panino con un buon wurstel.
Ora sono pronta per ripartire. Inizio la discesa verso la valle dell’Engadina. La più alta valle abitata d’Europa. Prende il nome dal fiume Inn, Eno in italiano, che nasce dal passo del Maloja, all’estremità della vallata che conduce verso l’Italia. Nel tratto dell’Alta Engadina il fiume forma 4 laghi. Uno è quello di Saint Moritz.
E’ ora di andare: la Valle Engadina e Saint Moritz mi attendono.
Andiamo insieme a scoprirli!

Per avere informazioni sui passi Svizzeri, tra cui il Passo Giulia date un occhio qui:
https://www.tcs.ch/it/tools/infostrada-situazione-attuale-del-traffico/passi-svizzeri.php



