LAGO DI COMO

IL CASTELLO DELL’INNOMINATO DI SOMASCA

Non lontano da Lecco c’è un castello che giace tranquillo su uno sperone di roccia calcarea detto del “Tremasasso“. A 420 metri di altitudine domina la parte settentrionale della Valle San Martino. E’ il Castello dell’Innominato di Somasca.

Il castello dell'Innominato di Somasca domina Vercurago
Il castello dell’Innominato sopra Vercurago

Origini del castello

Conosciuto anche con il nome Rocca di Vercurago, questo castello si trova nella frazione di Somasca, esattamente nel suo punto più alto. La sua storia affonda le radici nella preistoria, con insediamenti riconducibili alla cultura di Golasecca, addirittura al IX – V sec. a.C. Dal XIV secolo sta a guardia di un punto cruciale di confini storici. Probabilmente un sistema difensivo esisteva già all’epoca carolingia. Sembra che ai tempi di Federico Barbarossa il castello infatti esistesse già. Grazie a dei documenti si sa con certezza che una rocca era posseduta dai Benaglio, alleati dei Della Torre. I primi furono i Signori della Valle San Martino tra il 1274 e il 1383, signoria guelfa. I Della Torre, membro del partito guelfo, dominarono sulla Lombardia e parte dell’Italia Settentrionale tra il XII e XIV secolo. Possedevano la Signoria di Milano prima di venire estromessi dai Visconti.

Il castello dell'Innominato di Somasca e la grande croce
Il castello e la croce

La prima distruzione del castello

Nel 1373 iniziano i primi danneggiamenti alla rocca da parte di Bernabò Visconti, nemico dei Della Torre. Anche successivamente, nella lotta tra guelfi e ghibellini, i danneggiamenti proseguirono. Inoltre la popolazione locale iniziò ad utilizzarlo per reperire materiale da costruzione. Dopo una lunga contestazione del castello tra Milano e Venezia, passò definitivamente alla Serenissima con la pace di Lodi nel 1445.

L'oratorio dedicato a Sant'Ambrogio al Castello dell'Innominato di Somasca
L’oratorio di Sant’Ambrogio

Il castello e i Padri somaschi

Da allora il castello segnò il confine tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia. In seguito alla lega di Cambrai, il 15 aprile 1509 le truppe francesi e brianzole distrussero buona parte del castello. Il pretesto fu che le mura già danneggiate erano pericolose per il borgo sottostante. Venne istituita una dogana all’interno delle mura del castello. Nel 1529 Gian Giacomo Medici organizza un’invasione della bergamasca. Il fratello Battista coglierà l’occasione per restaurare il castello, ma l’esercito veneto non glielo permetterà.

L'accesso al castello dell'Innominato di Somasca con l'oratorio dedicato a sant'Ambrogio
L’accesso al Castello

Il castello passa in quel momento al Ducato di Milano ma sarà utilizzato da San Girolamo Emiliani. Il santo troverà prima il luogo ideale di penitenza e in seguito lo utilizzerà per ospitare gli orfanelli. Creò così una scuola di grammatica e una specie di seminario dove si alternavano studio, lavoro agricolo, attività di rilegatura e tornio. Nel 1628 la famiglia Limonta di Vercurago cede il castello ai Padri Somaschi. Questi si insediarono stabilmente, dopo aver acquistato i terreni, e costruirono la propria Casa Madre e il primo seminario rurale della zona.

Il retro dell'oratorio dedicato a Sant'Ambrogio
Il retro dell’oratorio di Sant’Ambrogio

Il territorio però era conteso da due Stati e così vennero messi dei cippi per segnarne l’appartenenza. Quello che oggi resta apparteneva al territorio di Milano, così come la taverna Malanotte e la strada d’accesso da Chiuso. La parte di prato che invece sovrasta il Santuario, la zona dell’eremo, la scala santa e gli accessi al castello da questi luoghi erano in territorio veneto. Nel 1801 il castello diviene parte del comune di Vercurago, di cui Somasca è una frazione. Bernardino Visconti, dopo essere rientrato segretamente in Italia dalla Svizzera, si rifugia nel castello protetto anche dai Padri somaschi. Inizierà un’attività di contrabbando, trovandosi sul confine.

Cippo di confine
Cippo di confine

Il castello dell’Innominato di Somasca oggi

Dell’antico castello oggi restano il muro perimetrale, parte dei bastioni difensivi e alcune torri. Gli spazi coperti e le cappelle sono state costruite in un secondo momento. Le mura originarie sono state in parte danneggiate dalle cannonate sparate dagli austro-russi contro i francesi che si erano rifugiati qui durante la riconquista di Lecco nel 1799. La lunga scalinata scavata nella roccia che permette di raggiungere il castello è anch’essa originale. Tra l’800 e il ‘900 il castello ha subito diverse modifiche. E’ stata innalzata una grossa croce in ferro sul luogo dove precedentemente si innalzava una croce cinquecentesca.

La croce della salvezza
La croce della salvezza

La fortezza è conosciuta col nome di Castello dell’Innominato di Somasca. Secondo la tradizione infatti il castello fu residenza di Francesco Bernardino Visconti, signore di Brignano, di famiglia nobile milanese, ma che si era macchiato di reati gravissimi. Alessandro Manzoni si ispirò a lui per creare il nobile personaggio ignoto.

Particolare esterno della cappella degli ex-voto
Particolare dell’esterno della cappella degli ex-voto

Il Viale delle Cappelle

La mia passeggiata verso il castello oggi parte da Vercurago, comune tra monti e lago. Si affaccia infatti sul lago di Garlate. Attraverso il vecchio borgo salgo una stradina pedonale che mi permette in pochi minuti di raggiungere Somasca. Il primo incontro è un vecchio lavatoio ormai dismesso. Si trova in cima al percorso pedonale e proprio sotto al convento dei Padri somaschi.

La Via delle Cappelle di Somasca
La Via delle Cappelle di Somasca

Da li mi incammino alla sinistra fino ad arrivare davanti a un arco con un cancello spalancato. Da accesso alla “Via delle Cappelle” o Sacromonte, fatto realizzare dai Padri somaschi nel Settecento. Una serie di 10 cappelle rappresentano le opere caritatevoli di S. Girolamo con statue in legno a grandezza reale. Nel corso del XIX secolo anche l’architetto lecchese Giuseppe Bovara lavorò a questa realizzazione. Accedo e la percorro. Da un lato le cappelle, dall’altro una vista su Vercurago, su una parte del lago di Garlate e sul fiume Adda che riprende il suo corso.

Una delle 11 cappelle della vita di San Girolamo Emiliani
Una delle 11 cappelle

La Scala Santa

A un certo punto sulla destra trovo una scalinata ripida e sconnessa costruita direttamente nella roccia. E’ la Scala Santa di Somasca. Composta da 101 scalini, i fedeli da sempre usano completare la salita in ginocchio recitando una preghiera ad ogni gradino. Si ottiene così l’indulgenza. In cima c’è la cappella dedicata al Santo, in ricordo del suo eremo. Era qui che il Santo si rifugiava in solitaria preghiera al termine di ogni giornata.

La Scala Santa di Somasca
La Scala Santa

La Valletta

Proseguendo raggiungo, dopo alcuni scalini, l’ingresso dell’area del Santuario. Questa zona è conosciuta con il nome di Valletta. E’ qui che San Girolamo viveva coi suoi orfanelli. Alzando la testa prima di accedere all’area sacra mi accorgo di essere esattamente sotto al Castello dell’Innominato di Somasca. In questo luogo trovo la piccola Chiesa della Resurrezione con annesso cimitero dove riposano i Padri Somaschi. Attraverso delle arcate ho un bel panorama sul fiume Adda che scorre verso la Brianza.

La Valletta: piccolo Santuario, cappella degli ex-voto, fonte miracolosa
La Valletta: Santuario, cappella degli ex-voto e fonte miracolosa

Salendo altri scalini raggiungo il piccolo Santuario dedicato al Santo. Entrando resto colpita dalla parete del presbiterio che è formata dalla parete rocciosa della montagna stessa. C’è un grande crocifisso e una statua di san Girolamo che indica il crocifisso stesso. Sotto si trova una statua del santo in atto di riposo notturno. Proprio su quella pietra era solito trascorrere alcune delle sue notti. Ci sono degli affreschi che ritraggono alcuni momenti della vita del Santo.

Statua di San Girolamo sulla pietra da lui usata come giaciglio
Statua di san Girolamo sulla pietra

Accanto si trova la cappella degli ex-voto. Si può accedere direttamente dalla Chiesa. Sono esposti tutti i quadretti dono di grazie ricevute. Qui è sempre presente un Padre per ricevere una benedizione con la reliquia del Santo. Alla sinistra del Santuario si trova la fonte del miracolo. In un momento di siccità San Girolamo fece scaturire dell’acqua per i suoi orfanelli. Qui oggi molti pellegrini bevono da questa fonte o raccolgono dell’acqua per portarla ai malati.

La targa posta all'ingresso della fonte miracolosa
Targa all’ingresso della Fonte Miracolosa

Il Castello dell’Innominato di Somasca

Da qui decido di salire fino alla rocca. Attraverso un percorso stretto e tortuoso raggiungo il recinto del castello. Salendo resto estasiata dal panorama. Sono curiosa di vederlo dalla cima! Prima di entrare al Castello mi soffermo davanti ad una cappella posta a destra. E’ un oratorio dedicato a Sant’Ambrogio, molto cara ai primi compagni di San Girolamo.

Interno dell'oratorio dedicato a Sant'Ambrogio
Interno dell’oratorio dedicato a Sant’Ambrogio

Entrando nell’area del castello mi ritrovo immersa in un prato verde dove c’è la grande croce che simboleggia la salvezza. E’ questo il luogo dove Alessandro Manzoni farà sussurrare a Lucia rapita “Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia”. Lo scrittore era devoto di San Girolamo perché alunno dei Somaschi. Di fronte, al di la del prato, in quello che era il torrione del castello dell’Innominato di Somasca c’è l’undicesima cappella. Ricorda il miracolo della moltiplicazione del pane, compiuto qui da San Girolamo.

Ciò che resta del castello dell'Innominato
Ciò che resta del castello dell’Innominato

Quando mi volto per tornare sui miei passi resto estasiata dal panorama. Che meraviglia! Da qui riesco a vedere anche verso nord: Lecco e il suo lago, circondati dai monti.

Panorama dal castello dell'Innominato di Somasca
Panorama dal castello dell’Innominato di Somasca

Decido di uscire da un piccolo cancello che si trova esattamente nel punto opposto a dove sono salita. Una discesa mi permette di raggiungere una zona boscosa. Voltandomi ho la possibilità di ammirare quello che resta del muro perimetrale.

Resti del muro perimetrale del castello dell'Innominato di Somasca
Muro perimetrale del castello

Una piacevole passeggiata che mi permette di vedere quello che un tempo era il territorio del Ducato di Milano. Appena arrivo in una zona pianeggiante vedo in lontananza un ristorante. E’ pieno di gente e così decido di avvicinarmi a curiosare. Il profumo è buono e così decido di fermarmi a pranzo. Il menù non è ampissimo ma i piatti sono tutti della cucina locale. Ottima scelta perché mangiando scoprirò che questa cucina casereccia è davvero deliziosa. Ecco perché c’è così tanta gente. E poi dopo una bella camminata ci voleva proprio una sosta culinaria!

Mi incammino di nuovo e da li a poco accedo all’area del santuario dalla parte alta. Dopo qualche scalino raggiungo la cappella della fonte, passo davanti al Santuario e godo di un ultimo sguardo sul panorama. Mi incammino di nuovo lungo la Via delle Cappelle per poi percorrere il percorso a ritroso.

Ingresso all'area del Santuario
Ingresso all’area del santuario

In realtà per chi volesse, si può raggiungere la località di Somasca direttamente in auto e parcheggiarla accanto al grande Santuario dedicato al Santo. Da li in poche centinaia di metri si raggiunge l’accesso alla Via delle Cappelle. Eventualmente un servizio di bus di linea mette in collegamento il centro e la stazione ferroviaria di Lecco con Somasca.

La via del ritorno verso Vercurago
La via del ritorno

Se volete organizzare una visita al Castello dell’Innominato di Somasca potete dare un occhio qui:
https://www.prolocovercurago.it/scopri/il-castello-dellinnominato/

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