
PRIGIONIERA DI TEHERAN
L’ho letto tutto di un fiato. Forse perché la scrittrice, che è anche la protagonista, l’ho incontrata dal vivo alla presentazione del libro. E ti senti per questo un po’ più vicina… Lei, prigioniera a Teheran.
Nella Persia governata dallo Scià Marina, di famiglia cristiano-ortodossa, vive spensierata. La madre, parrucchiera, è piuttosto anaffettiva e insofferente. Il padre, insegnante di ballo, poco presente. La nonna, di origini russe, è invece molto saggia e affettuosa. Una vita tranquilla, in un Paese con un governo tollerante e filo-occidentale. Le persone sono libere di passeggiare. Le ragazze con minigonna e trucco. Si può bere Coca Cola e ascoltare musica in generale. Marina è una divoratrice di libri che riesce ad ottenere in prestito da un simpatico libraio.
Mentre Marina si innamora di Arash, un ragazzo musulmano, inizia la rivoluzione. Arash viene ucciso durante una manifestazione contro lo Scià. L’Ayatollah Komehini prende il potere, grazie anche al supporto dell’esercito. E così lo Stato inizia a imporre le dure regole dell’Islam. La vita cambia velocemente: obbligo del velo integrale per le donne e nelle scuole, anziché insegnare, si pensa a indottrinare i giovani. Anche nella scuola frequentata da Marina. All’età di 16 anni, durante una lezione, Marina si ribella andandosene dalla classe, e con lei alcune compagne.
E’ il 1982 e Marina viene arrestata dai guardiani della rivoluzione. Viene rinchiusa, insieme alla sua amica d’infanzia Sarh, nel carcere di Evin. Inizia per Marina un lungo periodo di due anni di torture, sofferenze fisiche e psicologiche, una violenza e un matrimonio forzato col suo carceriere Ali. Mentre Ali si innamora di lei, Marina riaccende il ricordo del suo amore di bambina, Andre. Sarà questo ricordo a non farle perdere la voglia, nonostante tutto, di vivere.

Rifugiata a Toronto, Marina Nemet, ormai al sicuro e lontana dal suo passato, trova la forza di raccontare. Di sciogliere quei maledetti ricordi e descrivere, attraverso la penna, le verità di una delle prigioni più terribili al mondo. Una prigione di cui poco si parla ma che ancora oggi viene utilizzata dalla Repubblica Islamica.
Il libro “Prigioniera di Teheran” è l’autobiografia di Marina, che alterna il racconto della vita all’interno della prigione alla vita nel periodo di transizione dal governo dello Scià a quello di Komehini.
Un libro che rapisce fin dalla prima pagina. In cui emerge tutta la sofferenza di Marina che, una volta al sicuro, ha voluto testimoniare. Per non dimenticare ciò che nel suo Paese ancora oggi accade.
Personalmente questo libro mi è piaciuto molto. Mi ero sempre domandata come un Paese, considerato un po’ come la Svizzera del Medio Oriente, abbia potuto fare un passo indietro così grande. Non conoscevo nemmeno la realtà di questa prigione. Ho preso così spunto per approfondire l’argomento e mi lascia basita il fatto che sia attivissima e se ne parli poco. Per lo meno su ampia scala. Cercando invece notizie in merito se ne trovano parecchie. Quante atrocità che continuano a sussistere nel mondo!
Se desiderate sapere qualcosa in più della scrittrice Marina Nemet, questo è il suo sito ufficiale:
http://www.marinanemat.com/
Se volete scoprire il doloroso capitolo della vita di Marina e conoscere un aspetto poco discusso dell’Iran, puoi leggere il libro:



