
CHEFCHAOUEN: LA PERLA BLU DEL MAROCCO
Se penso al colore blu mi vengono in mente le acque del mare. O un cielo sereno in una tiepida giornata di primavera. Ma nel blu si può anche passeggiare. Forse ricordate che vi avevo parlato del Blu Majorelle. Un bellissimo giardino a due passi dal cuore di Marrakech. E sempre in Marocco il blu è il colore di una delle più affascinanti città del nord Africa.
Siete pronti? Andiamo a Chefchaouen.

Un po’ di storia
Arrivando a Chefchaouen mi è sembrato di addentrarmi in una piccola città andalusa. In effetti proprio degli esiliati andalusi, di religione ebraica e musulmana, la fondarono nel 1471. Per diversi secoli fu considerata dai musulmani una città sacra dove agli stranieri era vietato l’accesso. Solo con l’arrivo delle truppe spagnole che presero il controllo della zona nord del Marocco si decise di aprire la città. Divenne una delle basi principali dell’esercito spagnolo e nel 1956 qui si alzò l’ultima bandiera spagnola. Durante gli anni del protettorato spagnolo molti cittadini spagnoli si stabilirono qui. Arrivavano prevalentemente da Cadice e Malaga. Commercianti e artigiani andalusi convivevano negli stessi quartieri dei marocchini. Nel 1946 il 7,5% della popolazione cittadina era composta da immigrati spagnoli. Questi lasciarono però la città in seguito all’indipendenza del Marocco, avvenuta negli anni 1950.

Dove si trova
A due ore di auto da Tangeri e quattro da Fez. Ai piedi dei monti Rif. In una zona un po’ remota rispetto alle altre note località del Marocco. Nonostante sia diventata turistica negli ultimi anni, in particolare con l’avvento di Instagram, non ha perso il suo fascino. Resta un luogo tranquillo dove perdersi nei suoi vicoli irregolari. Adagiata su una collina, è circondata da una natura sconfinata. Ed è proprio attorno a Chefchaouen che si coltiva il 40% della produzione mondiale di marijuana.

La perla blu del Marocco
E’ chiamata la città blu del Marocco. Quando ci ho messo piede la prima volta devo ammettere che non me l’aspettavo così blu. Case, porte e finestre sono tutte dipinte di questo colore. Il motivo? Tante leggende ma nessuna verità. Qualcuno dice che venivano dipinte così dagli ebrei per simboleggiare il paradiso a cui aspiravano dopo essere fuggiti all’Inquisizione Spagnola del XV secolo. Altri attribuiscono sempre agli ebrei il colore blu della città, simbolo del cielo e del paradiso, perché in fuga dalle leggi naziste intorno al 1933. Altri dicono che venissero pitturate di blu per tenere lontane le zanzare e i moscerini. Normalmente l’acqua respinge questi insetti e pare il blu riesca ad avere lo stesso effetto repellente.

Cosa visitare
Come per la gran parte delle città marocchine, la attrazione principale è la Medina. Le Medine sono la parte più antica delle città, in genere murate e attraversate da vicoli. Insomma, dei veri e propri labirinti. Parlando di Chefchaouen voglio dare solo un consiglio, più che un elenco di cose da visitare.
Abbandonatevi!
Lasciatevi andare, senza orologio e senza mappa. Perdetevi nei suoi vicoli, su e giù per i tanti scalini. Fermatevi e assaporate questo magico blu che vi entrerà negli occhi e nell’anima. Non abbiate paura di perdervi perché questa Medina non è come quella di Fez o di Marrakech. E’ molto più piccola e raccolta, meno caotica. Vi sorprenderà angolo dopo angolo. Se amate la fotografia preparatevi a immortalare il gioco di colori unico di Chefchaouen.

Ogni tanto il blu lascia infatti spazio ai coloratissimi trappeti e ai buffi cappelli della zona. Siamo in montagna e noterete proprio dalle tante berrette di lana che gli inverni qui sono piuttosto rigidi.

Se vi piacciono i gatti ne troverete ovunque: appollaiati in cima a una scala, in un vaso, davanti a un portone… E come non notare quei vasi colorati pieni di altrettanto colorati fiori? Inoltre non si può perdere una sosta al forno dove viene cotto un gustoso pane arabo. Ve lo consiglio: caldo e profumato, ottimo per il palato. E’ stato proprio il profumo delizioso a farmi arrivare fino qui.

Il cuore della Medina è costituito da Plaza Una el-Hammam con la Kasbah e la Moschea. La piazza è interamente circondata da negozi di artigianato e da locali. Nella Kasbah si trova un museo che merita una visita: un’esposizione di armi, tessuti e foto della città.

Il fascino blu
Io sono rimasta affascinata da questo labirinto e sono rimasta ipnotizzata dal suo blu. Ma vi consiglio di uscire da questa magia per un po’. Il tempo necessario per raggiungere la moschea Spagnola. Non è accessibile ai non musulmani ma da qui si ha una vista mozzafiato sulla macchia blu di Chefchaouen. Si raggiunge passando dalla porta nord orientale della Medina. Attraversato un ponte, si accede a un sentiero in salita percorribile da tutti.

Un mix di culture
Chefchaouen, come vi ho detto, è stata anche una città sacra per i musulmani. Accoglie la Grande Moschea di El Masjid El Aadam, un tempo meta di un silenzioso pellegrinaggio che aveva reso la città inaccessibile agli stranieri. Ma qui oggi convivono differenti culture: quella ebrea-andalusa, quella musulmana e quella berbera. Il quartiere ebraico di Mellah si differenzia dalle zone della comunità musulmana per alcuni particolari dell’architettura. Ad esempio i balconi esterni con ringhiere che ritmano le facciate degli edifici. Le abitazioni marocchine invece sono caratterizzate da finestre orientate verso l’interno del cortile. Questo è il cuore della casa. Dormire in un riad vi permetterà di conoscere meglio queste tipiche abitazioni. Il comune denominatore di ogni zona della città è il colore blu.

Un ricordo per i cinque sensi
Camminare per i vicoli di Chefchaouen vi farà quasi sentire in un altra dimensione. Io mi aspettavo di trovare il mare, una volta girato l’angolo. Invece il mare da qui è lontano. La Medina è tutta un sali e scendi perché adagiata su una collina. Ad ogni angolo i miei occhi si caricavano di blu. In tutte le sue sfumature. Intervallato, a volte, da oggetti di artigianato colorati.

Che dire dei profumi? Mi sono ubriacata dei profumi più vari: le spezie, il pane appena cotto portato su grandi vassoi dalle donne, olio di argan, tajine appena preparati. In questi vicoli stretti mi son sentita spettatrice della quotidianità: uomini in djellaba con un cappuccio a punta, donne che si muovono a passo veloce, i bambini che giocano. Un mondo silenzioso, intervallato dai rumori di vita quotidiana. Sono rimasta affascinata dalle belle e varie porte blu. E stupita dell’oasi verde formata dai giardini della Kasbah.

Ras el-Maa
Ad una estremità della Medina si trovano le cascate di Ras el-Maa. Personalmente non le ritengo degne di nota in quanto a cascate ma sono state per me un altro altro scorcio sulla vita locale. Quando infatti la vista ha lasciato i vicoli per allargarsi sulla natura circostante, ho sorpreso un alto numero di donne lavare i tappeti in queste acque. E ammirarli distesi sui tetti ad asciugare. Ras el-Maa è il fiume attorno al quale sembra essersi sviluppato il primo centro abitato. Le sue acque ancora oggi alimentano i locali mulini.

Una visita a Chefchaouen andrebbe fatta senza fretta, con calma. Considerate la possibilità di trascorrervi una notte. La maggior parte dei turisti invadono i vicoli nelle ore centrali della giornata. Sono di passaggio. Restare vi permetterà di gustare Chefchaouen nella sua totale tranquillità, con il sole che tramontando darà una nuova sfumatura al blu.

E’ tempo di salutare anche questa deliziosa località. E’ stata una piacevole sorpresa.
A presto!
Se volete programmare la vostra visita, potete dare uno sguardo al seguente sito:
https://www.visitmorocco.com/it/corsa/chefchaouen




