
SAMARCANDA
Me lo ricordo ancora quando, ad amici e parenti, annunciai il mio primo viaggio in Uzbekistan molti anni fa.
“Vado in Uzbekistan“.
“In Uzbekistan?!? Dove si trova?”.
Quando per rispondere dicevo “Samarcanda…” allora qualcuno si illuminava.

Samarcanda nella musica
“Certo Samarcanda!”
Samarcanda è il titolo di un album del 1977 del cantautore Roberto Vecchioni. E’ anche il titolo di una sua canzone.
“Corri cavallo, corri ti prego
Fino a Samarcanda io ti guiderò,
Non ti fermare, vola ti prego
Corri come il vento che mi salverò
Oh oh cavallo, oh, oh cavallo, oh oh cavallo, oh oh, cavallo, oh oh”

La città in blu
Ci sono diverse località che ho esplorato nei miei viaggi in cui il colore blu predomina. E anche Samarcanda è una di quelle.
Azzurro, turchese, indaco, pervinca, fino ad arrivare al viola.
Tutte le sfumature del blu ti fanno sentire dentro il mare o dentro il cielo. Peccato però che l’Uzbekistan è un Paese che, come il Liechtenstein, è doppiamente senza sbocco sul mare. Questo significa che non solo non si affaccia sul mare, ma nemmeno i Paesi coi quali confina hanno un affaccio sul mare. A proposito, confina a nord ed ovest con il Kazakistan, a est con il Kirghizistan e il Tagikistan, a sud con l’Afghanistan e il Turkmenistan.

Un po’ di storia
Sono nell’Asia Centrale, nella seconda città per numero di abitanti dell’Uzbekista.. Con circa 2700 anni di storia Samarcanda è stata parte del Primo Impero Persiano, per andare poi sotto l’influenza araba, timuride, uzbeka, poi sotto l’impero russo ed infine diventare parte dell’Unione Sovietica, fino al 1991. E’ una delle città più antiche al mondo e un tempo fu la più ricca dell’Asia centrale. Fu fondata tra il VII e il V secolo a. C.. Da qui passò Alessandro Magno che la conquistò nel 329 a.C.. Arrivarono poi gli Arabi che convertirono la sua popolazione all’Islam. I Mongoli guidai da Gengis Khan la saccheggiarono e la rasero al suolo nel 1220. Il successivo secondo sacco avvenne per opera del condottiero mongolo Barak Khan.
Da qui passò anche Marco Polo che la descrisse così «Samarcan è una nobile cittade, e sonvi cristiani e saracini» (Il milione).

Tamerlano, condottiero turco mongolo, decise di renderla una città stupenda ed usarla come capitale dell’impero che avrebbe costruito, e che si sarebbe esteso dall’India alla Turchia. Suo nipote Ulugh Beg continuò questo processo di sviluppo della città, creando varie scuole di scienze, matematica, astronomia. Nel XVI secolo gli uzbeki spostarono la capitale a Bukhara e Samarcanda iniziò il suo declino. Nel 1868 diviene parte dell’impero russo per opera della conquista da parte del colonnello A. K. Abramov. Successivamente diviene capitale del Turkestan russo. Dal 1925 fino al 1930 è capitale della Repubblica Socialista Sovietica Uzbeka. Attualmente è reclamata dai nazionalisti tagiki che, oltre a essere maggioranza nel luogo, vorrebbero che essa tornasse a far parte del Tagikistan, al quale dicono apparterrebbe storicamente.

La via della seta
In passato la città prosperò grazie alla sua posizione lungo la Via della Seta, la maggiore via commerciale di terra tra Cina e Europa.
Come non chiudere gli occhi e immaginare carovane di cammelli che per secoli attraversavano il vicino deserto? Raggiungevano Samarcanda che era per loro come un’oasi lungo quel cammino. Un luogo di relax dopo le difficoltà di un viaggio così impegnativo.

Samarcanda e la favolosa Piazza Registan
Come non restare affascinati da questa città? All’epoca era tutto così nuovo per me. Una città dal nome conosciuto ma di cui non sapevo nulla. Scoprirla è stato come buttarsi in una fiaba da Mille e una notte.
Samarcanda… “fortezza di pietra“, questo il suo significato.
Non posso non correre a vedere piazza Registan. Che spettacolo! Sembra un modellino e invece più mi avvicino e più l’imponenza di questi edifici mi rende piccola piccola.
Questa piazza pubblica accoglieva la popolazione che si radunava per ascoltare le proclamazioni reali. O assistere alle esecuzioni pubbliche. Le proclamazioni venivano annunciate dal suono dei dzharchis, enormi tubi in rame.
Questo ampio luogo, il cui nome significa “luogo di sabbia“, è incorniciato da tre madrase, le scuole coraniche in tipica architettura islamica.

Le madrase
Il termine arabo madrasa significa scuola.
La madrasa Ulugh Beg è sta ala prima ad esser costruita, tra il 1417 e 1420. Prende il nome dal famoso astronomo, nipote e successore di Tamerlano. Ospita in suo onore mosaici che rappresentano le scienze che egli stesso insegnò ai suoi studenti. All’interno c’è anche una moschea.
Di fronte si trova la madrasa Sher-Dor. E’ stata costruita tra il 1619 e il 1636. Un dettaglio interessante di questa madrasa è che sono rappresentati delle tigre. Perché definirlo un dettaglio interessante? Perché la loro rappresentazione su ogni facciata della madrasa viola il divieto nell’Islam di raffigurare esseri viventi sugli edifici religiosi.
La terza madrasa, costruita tra il 1646 e il 1660, è quella al centro. Si chiama madrasa Tyla-Kori, ovvero madrasa dorata. Rivestita d’oro, ha una facciata a due piani e all’interno un cortile molto bello. Era il collegio residenziale ma svolgeva anche la funzione di Masjid, ovvero grande moschea.

Il mercato di Samarcanda
Continuando la passeggiata trovo, poco distante, il mercato, in parte coperto, della città. E’ ospitato un una struttura dell’epoca sovietica. Un mix di odori, rumori e sapori. Un brulicare di gente che va e viene. Donne con abiti colorati, pane dalla forma rotonda impilato uno sopra l’altro, tessuti, formaggi, scarpe, frutta e verdura, tutto insieme. Uomini e donne, chi vende e chi compra, ma sempre sorridenti e pronti a scambiare due parole. Non mi resta che incamminarmi tra i banchi e curiosare qua e là. Ed ogni tanto assaggiare qualche cosa dall’aspetto curioso ma commestibile. Ma sarà il pane ad attirare maggiormente la mia attenzione. Adoro infatti assaggiare vari tipi di pane ovunque vado. Qui viene cotto nei forni tradizionali che si trovano negli stretti vicoli della città. I ragazzini lo portano al mercato con qualsiasi mezzo a ruote. Una bicicletta, un carretto o altro. Le donne lo lucidano e lo espongono sul loro banchetto, pronto per essere venduto.

Il mausoleo Gur-e Amir
Decido di andare a visitare il Mausoleo Gur-e Amir. Si tratta della tomba del conquistatore mongolo Timur, conosciuto col nome di Tamerlano. Il nome, dal persiano, significa “tomba del re”. Contiene le tombe di Tamerlano, due figli e due nipoti, tra cui Ulugh Beg. Già da lontano mi appare la grande cupola scanalata blu. Passo attraverso un portale d’ingresso. Insieme a uno dei quattro minareti e a una parte della madrasa è ciò che resta della costruzione del XIV secolo. Se l’esterno lo trovo affascinante come edificio per una sepoltura, l’interno è un vero capolavoro.

Shah-i-Zinda
E’ giunto il momento di scoprire la necropoli di Samarcanda. Shah-i-Zinda significa “il re vivente“. E’ un complesso che comprende mausolei ed altri edifici costruiti principalmente tra il XI e il XIV secolo ma anche nel XIX. Secondo la leggenda, sarebbe sepolto qui anche il cugino del profeta Maometto. Ecco il perché di questo nome. Resto sorpresa della bellezza del luogo. Se l’idea di passeggiare in una necropoli non mi ispirava, appena mi ci immergo devo ricredermi. Un’esplosione di mosaici e ceramiche. Il blu ancora una volta fa da padrone. Mi incammino e scopro che il complesso è diviso in tre settori: inferiori, medio e superiore. Sono collegati tramite quattro arcate di passaggi a cupola chiamati chartak. E’ il mausoleo di Kusam ibn Abbas ad attirare un alto numero di pellegrini. E’ infatti il mausoleo del presunto cugino di Maometto che sarebbe giunto a Samarcanda per predicare l’Islam. Ferito, si sarebbe rifugiato in un posso sotto le mura della città, dove si creda sia ancora nascosto.

Samarcanda è questo e molto altro. Una città affascinante, che non ti aspetteresti. Io personalmente la prima volta son rimasta colpita da alcuni dettagli. Il blu in tutte le sue sfumature onnipresente nei suoi edifici più importanti. L’elevato numero di mosaici: sembra infatti essere la città islamica col più alto numero di mosaici. Certo è che questa tradizione permane dai tempi di Tamerlano. I sorrisi della gente e la loro cordialità. Una varietà di artigianato che scoprirò poi anche in altre città uzbeke. Che dire? Credo che ci tornerò. Ed infatti a Samarcanda, ci sono poi tornata molte altre volte.

Voi siete stati a Samarcanda?
Credo sia una buona idea quella di metterlo nella vostra lista dei “Viaggi da fare“.
Cercate una lettura su Samarcanda? Eccola!




10 Comments
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