
SANTA TERESA DI GALLURA. CONOSCERNE LA STORIA
Oggi andiamo in Gallura e precisamente a fare una passeggiata a Santa Teresa di Gallura. Un borgo di circa 5.000 abitanti, numero che in estate si moltiplica con l’arrivo di decine di migliaia di turisti. Ci troviamo sulla costa nord della Sardegna.

Un po’ di storia
Santa Teresa di Gallura ai tempi dei romani
L’antico nome di questa località era Longosardo. All’epoca romana era un importante porto. Poco lontano, da sempre, si estrae il granito. Da qui i romani lo trasportavano verso Roma. Probabilmente la città di Tibula sorgeva poco lontano. Sembra che le cave di granito di Capo Testa abbiano fornito il materiale per la costruzione del duomo e del battistero di Pisa e secondo la leggenda anche del Pantheon di Roma.
Il Medioevo e i Giudici di Gallura
Nel periodo medievale la località passò sotto i Giudici di Gallura. Probabilmente furono i mercanti pisani a fondare l’allora borgo di Longosardo con lo scopo di incentivare il commercio locale.
Gli aragonesi
Intanto nel XIV secolo gli aragonesi conquistarono l’isola e qui edificarono un castello, conteso poi durante la guerra sardo-catalana. Alla fine borgo e castello furono donati in feudo a Ferrando de Castrillo. Ma nel 1442 i genovesi assalirono Longosardo saccheggiando castello e borgo. Per questo l’anno successivo Alfonso V d’Aragona ne ordinò la loro demolizione. Infine il territorio fu donato in feudo a Pietro Maca Carroz d’Arborea.
I Savoia e la nascita di Santa Teresa di Gallura
Nel 1720 l’isola passa ai Savoia. Il comandante Francesco Maria Magnon fu mandato in loco e immediatamente capì la necessità di creare un centro abitato nei pressi della fortezza. Con decreto di Vittorio Emanuele I del 12 agosto 1808 fondò Santa Teresa. Il re stesso disegnò la pianta del paese e decise di chiamarlo in onore di sua moglie: la regina Maria Teresa d’Asburgo – d’Este.

Un po’ di geografia
“Finestra” privilegiata sulle bocche di Bonifacio. Dista solo 11 miglia dalla cost sud della Corsica. L’abitato segue l’andamento sinuoso di due insenature. A oriente Porto Longone dove sorge il porto turistico. A occidente la baia di Rena Bianca, distesa di sabbia bianca. La di raggiunge a piedi a pochi passi dalla piazza principale.

Il centro abitato di Santa Teresa di Gallura
Quando si arriva all’ingresso di Santa Teresa una grande rotonda abbellita di fori ne indica il nome. Una lunga strada da qui porta fino in cima all’altura dove si trova il centro del paese. Costruzioni basse spesso con botteghe al piano terra che vendono oggetti di souvenirs e ciò che serve per un soggiorno al mare. La caratteristica di questa cittadina è quella di avere la pianta romana, ovvero un insieme di vie che si incrociano perpendicolarmente. Come una scacchiera. E’ la tipica forma degli insediamenti piemontesi di origine militare. Ciò dimostra l’incidenza che ha avuto la presenza del contingente piemontese in questi luoghi.

Un po’ di economia
L’economia di questo piccolo borgo è basata sull’industria turistica. E’ in effetti una meta molto ambita. Il porto, nonostante abbia perso la sua connotazione frontaliera, ha però raggiunto una certa importanza diportistica. Traghetti, con corse plurigiornaliere, assicurano collegamenti per turisti e merci con Bonifacio, un comune della dirimpettaia Corsica.

Cosa vedere a Santa Teresa di Gallura
La torre di Longosardo
Il simbolo di Santa Teresa di Gallura è la torre di Longosardo. Conosciuta anche col semplice nome di torre di Santa Teresa è una torre costiera sarda. Si trova sul promontorio che divide le baie di Santa Reparata e di Porto Longone. Qui già nel 1556 esisteva un presidio di vigilanza. Si rese necessario renderlo più efficiente, soprattutto per eventuali attacchi dal mare. Sicuramente la torre era pronta nel 1599. Faceva parte del sistema difensivo voluto da re Filippo II di Spagna per proteggere la costa sarda dai saccheggi dei saraceni e dei berberi in arrivo dal nord Africa.
Tra i successivi lavori, vi fu un restauro completo nel 1777. Nel 1791 i Savoia vollero rinforzarlo aggiungendo un rivellino nella parte bassa e sulla terrazza una garitta di vedetta. Nella piazza d’armi venne realizzata una mezzaluna per ospitare la guarnigione. Nel 1802 fu teatro di uno scontro nel corso dell’insurrezione anti-sabauda volta a costituire una repubblica sardo-corsa.

L’abbandono e la seconda guerra mondiale
Successivamente riparata in diverse occasioni, venne dismessa nel 1846 quando fu soppressa la Reale amministrazione delle torri. Cadde così in rovina e nel 1930 le garitte crollarono.
Durante la seconda guerra mondiale la torre fu in parte riparata per ospitare un reparto di paracadutisti e fu dotata di una nuova scala di accesso.
Durante dei recenti lavori di recupero della stessa torre e degli spazi circostanti per renderla visitabile al pubblico è stata ritrovata la cisterna per la raccolta dell’acqua.
La struttura della torre
Interamente costruita in granito, su base circolare di 19 metri è alta 11 metri. Ha un unico ingresso posto all’altezza di 6 metri raggiungibile mediante una scala metallica aggiunta durante la seconda guerra mondiale. All’interno un ampia sala circolare di 10 metri è illuminata da una monofora. Inoltre è coperta da una cupola sorretta da un pilastro centrale. E’ visibile una vasca scavata nella pietra: la cisterna per la raccolta dell’acqua piovana. Salendo una scala a chiocciola interna si raggiunge il terrazzo su cui un tempo c’erano due cannoni. Attraverso delle feritoie si può oggi ammirare il panorama.

Il centro di Santa Teresa di Gallura
Percorrendo la strada principale che dalla rotonda porta verso il centro, si raggiunge la chiesa principale. La salita, non impegnativa, è caratterizzata da casette basse colorate.
Si raggiunge così la chiesa di San Vittorio, nell’omonima piazza. Costruita nel 1838 proprio nel centro della piazza è piuttosto anonima al suo interno.
Pochi passi separano questa piazza da piazza Vittorio Emanuele. Dopo aver parlato della storia di Santa Teresa credo sia facile immaginare il motivo del nome. La piazza è il punto di riferimento cittadino da quando si è sostituita in questo ruolo a piazza di San Vittorio. È molto ampia, con forma rettangolare che induce ad andare verso il promontorio. Vi si affacciano bar e locali che soprattutto a partire dal tramonto si riempiono di clienti. Qui si trova anche l’ufficio del turismo. La piazza è circondata da pilastri di granito proveniente dalla vicina cava.

La torre, il porto e Rena Bianca
Oltrepassando piazza Vittorio Emanuele e camminando in mezzo a un mix di negozi di artigianato si giunge in un ampio piazzale, con una rosa dei venti nella pavimentazione. Una vera terrazza panoramica. Da qui si ha una bella vista sulla torre di Longosardo oltre la quale si aprono le Bocche di Bonifacio. Nelle belle giornate la vista spazia sulla vicina Corsica, preceduta a est dall’isola di Lavezzi e l’isola Cavallo. Volgendo lo sguardo all’estremo est si intravvede la punta dell’isola Razzoli.
Sotto, nell’insenatura a est, il porto protetto al suo interno. A ovest invece si apre una bella vista sulla spiaggia cittadina di Rena Bianca. Alla sinistra dell’arenile c’è un piccolo scoglio. Si tratta dell’isola Monica sulla quale si trova una delle tante cave di granito.

E’ piacevole passeggiare per il piccolo centro di Santa Teresa, fare un po’ di shopping e sedersi a gustare un drink nella piazza. Magari poi, dopo una bella nuotata a Rena Bianca, gustarsi un’ottima zuppa gallurese. La sera il borgo si anima grazie ai tanti locali aperti fino a tarda notte.
Se non si vuole soggiornare a Santa Teresa di Gallura merita comunque una sosta e soprattutto di esplorare le belle insenature e spiagge che la circondano e distano pochi chilometri.
Ecco il sito ufficiale del paese:
https://www.santateresagalluraturismo.com/



