
MAMOIADA E IL SUO CARNEVALE: UNA TRADIZIONE ANTICA
Ci sono piccoli paesi nei luoghi più remoti della bella Sardegna che spesso non sono inseriti nei propri itinerari. Ma che per un motivo o per l’altro andrebbero invece considerati. Tra questi Mamoiada. Credo però che questo nome a molti di voi suonerà familiare. Allora partiamo insieme verso Mamoiada e il suo carnevale, di antiche origini.
Il carnevale di Mamoiada
Una tradizione molto antica che fa rivivere l’antico spirito del popolo sardo. Dimenticate infatti il carnevale pieno di colore e maschere buffe.
Dove si trova Mamoiada
Ci troviamo in Barbagia. Altro nome che suonerà familiare ai più. Un vasto territorio esteso sui versanti del massiccio montuoso del Gennargentu e i rilievi minori tutt’attorno. E’ il cuore dell’isola. Qui si rifugiarono i sardi che resistettero alle conquiste di Cartaginesi e Romani. Il nome Barbaria é legato a questi eventi. L’area si compone di diverse regioni storiche che danno nome a diverse Barbagie. Mamoiada si trova nella Barbagia di Nuoro. I vari paesi di questa ampia zona sapranno affascinare anche voi: gli stretti vicoli, le case in granito, le coortes, i pergolati d vite. Oltre a farvi trovare alcuni dei prodotti tipici dell’isola come il famoso formaggio Fiore Sardo a Gavoi io il vino cannonau a Mamoiada, a Oliena e a Dorgali… A Orgosolo vi troverete avvolti dai murales che vi parleranno di questi luoghi. Vi ricordate che ve ne avevo già parlato?
La Barbagia è l’ideale per chi ama le attività all’aria aperta. Il Supramonte è una zona piena di colori: il contrasto tra il bianco delle rocce, il verde della vegetazione e il blu del cielo.

Origini del carnevale di mamoiada
Tante sono le ipotesi sull’origine di questo evento. Ma in realtà le sue origini sono oscure. Qualcuno dice che questo rito risalga all’età nuragica. Probabilmente nato come venerazione degli animali per proteggersi dagli spiriti del male o per propiziare il raccolto.
Secondo un aspetto antropologico il carnevale viene legato ai cicli della morte e della rinascita della natura.
Mamuthones e Issohadores
Le maschere tradizionali di questo carnevale sono i Mamuthones e gli Issohadores.
Secondo gli studiosi il termine Mamuthones é di origne greca: Maimon. Significa “colui che smania, che vuole essere posseduto dal dio”. Nell’odierna lingua sarda significa pazzo o buono a nulla.
Il termine Issohadores invece prende origine dal termine “soha” che significa lunga fune. Una lunga fune originariamente fatta di cuoio e oggi in vimini. Sono i guardiani dei Mamuthones.

Significato delle maschere
Seguendo la tradizione, i Mamuthones sarebbero i prigionieri Mori catturati dai sardi Issohadores.
Inoltre c’è un rapporto uomo-animale in questo rito. E’ il rapporto che sta alla base del sistema economico-sociale della Barbagia, essenzialmente basato su pastorizia e allevamento. In questo rapporto si riflettono rituali arcaici di esorcizzazione e orride maschere.
Secondo le credenze, queste maschere avevano il potere di influire sulle sorti dei raccolti e sulla sopravvivenza. Ecco perché nonostante il loro aspetto spaventoso la loro visita era gradita.

Cosa indossano
Queste due figure hanno abbigliamento completamente diverso. Di sesso maschile entrambe sembrano in netto contrasto tra loro. Ma in realtà sono complementari e non si possono scindere.
Il Mamuthone ha un aspetto cupo e tragico. Ecco cosa indossa:
- “sa visera”, una maschera nera di legno con carattere antropomorfo;
- “su muncadore”, un fazzoletto in tibet (tipicamente utilizzato dalle donne locali) che ha la funzione di coprire il capo e viene legato attorno al viso;
- “su bonette”, il berretto;
- “sas peddes”, o “mastruca”, che ricoprono il busto e sono costituite da pelli di pecora (rigorosamente nera);
- “sos ‘usinzos”, tipici scarponi in cuoio:
- “sa carriga”, insieme di campanacci, tenuti insieme da cinghie di pelle, collocati sul dorso e dal peso rilevante (circa 25 kg):
- “su belludu”, completo in velluto, nero o marrone.

Di aspetto e movenze vivaci, l’Issohadore indossa:
- “sa visera ‘e santu”, una maschera bianca, anch’essa lignea, il cui uso è stato reintrodotto solo nei primi anni ’90 in seguito ad un decennio di ricerche, e testimonianze di anziani locali;
- “sa berritta”, copricapo tradizionale in panno nero che viene ripiegato e tenuto fermo da un fazzoletto colorato legato intorno al viso;
- “su curittu”, una giacca in panno rosso;
- “sa ‘amisa”, camicia bianca senza colletto;
- “su pantalone biancu”, calzoni bianchi;
- “s’issallu”, uno scialletto piegato a modo di triangolo e legato in vita, pitturato o ricamato a mano con fili molto colorati;
- “sas carzas”, in orbace, che rivestono le scarpe fin sotto il ginocchio;
- “sa soha”, fune in giunco (anticamente realizzata in cuoio), abilmente intrecciata dagli artigiani locali. Sembrerebbe proprio questo termine a dare origine al nome “Issohadores”;
- “sos sonajolos”, una cintura in pelle lavorata a mano con intarsi di vario genere, con applicati dei campanellini o sonagli di piccole dimensioni, indossata in modo trasversale sulla spalla.

La vestizione
E’ il rituale di inizio di questa affascinante tradizione. Rappresenta la metamorfosi, ovvero la trasformazione degli uomini in Mamuthones e Issohadores. E’ un momento solenne che rappresenta un rito sacro e profano. La scrupolosità con cui vengono curate le varie fasi è tale da farla apparire come una cerimonia religiosa. Pagana ovviamente. Avvolta in un clima di mistero. Il culmine della vestizione è il momento in cui Mamuthones e Issohadores indossano la maschera. Da questo istante i componenti perdono la parola e l’identità e si trasformano in esseri misteriosi.

La sfilata del carnevale di Mamoiada
Ora è tutto pronto. Il gruppo è composto da dodici o sedici Mamuthones che si muovono in due file parallele. Sono uniti a otto o dieci Issohadores che li affiancano per tutta la sfilata.
A capo del gruppo un Issohadore che si distingue poiché ha una fune incrociata al petto con “sos sonajolos“.
Inizia la danza. Una danza all’unisono che sembra una processione danzata. I Mamuthones si muovono con passi pesanti producendo un particolare frastuono a intervalli regolari. Gli Issohadores invece si muovono con più agilità e scioltezza. All’improvviso gettano la fune con la quale catturano donne o amici fra il pubblico. Per liberarsi i prigionieri dovranno offrire loro da bere. Mentre i primi sono tenuti al mutismo, questi interagiscono con il pubblico.

Quando si svolge
Le maschere fanno la loro apparizione in occasione della festa di Sant’Antonio tra il 16 e il 17 gennaio poi la domenica di carnevale e il martedì grasso. Durante l’ultimo giorno, il martedì grasso, si può assistere alla processione della maschera di Juvanne Martis Sero trasportata su un carretto da uomini vestiti da “zios” e “zias” che ne piangono la morte cantando sconsolatamente.
Quando il Carnevale diventa conosciuto
Nel 1951 uno studioso, Raffaello Marchi, pubblica sulla rivista Il Ponte, il saggio “Le Maschere Barbaricine”.
Da questo momento viene svelato al mondo questo rito antichissimo e carico di mistero.
Successivamente con un reportage del fotografo Pablo Volta che le immagini del Carnevale fanno il giro del mondo.

Se pensate di prendere parte a questa bellissima sfilata, potete consultare il sito del paese di Mamoiada:
.:: Mamoiada.org ::. – Il più grande portale sul paese dei Mamuthones, Issohadores e…non solo! | Home



