
CRACO: IL PAESE FANTASMA DELLA BASILICATA
A metà strada tra il mare e le montagne percorro una strada che sale e scende sulle colline che anticipano l’appennino lucano. Mi godo la bellezza di un paesaggio lunare. Da una parte praterie che un tempo ospitavano ampie coltivazioni di cereali. Dall’altra i calanchi, formazioni rocciose create dall’azione erosiva dell’acqua su rocce argillose. Guardandomi intorno scorgo in lontananza candidi paesi appollaiati sulle cime di colline. Ed ecco finalmente Craco, il paese fantasma della Basilicata.

Craco Peschiera
Poco prima di arrivare passo accanto a un piccolo paese. Un centro abitato anonimo, che assomiglia più a un quartiere popolare di una grande città che a un borgo della Basilicata. In effetti non è un borgo ma un agglomerato costruito appositamente per alloggiare gli abitanti che negli anni Sessanta dovettero abbandonare il paese. Una palazzina dopo l’altra, tutte uguali. Senza anima. Senza storia. Ma soprattutto molto diversa da quella che è la storica Craco. Posso solo immaginare come si sia sentita la gente a ritrovarsi in uno di questi appartamenti dopo aver dovuto forzatamente lasciare il paese e la propria casa. Lenzuola al vento, due bambini che giocano in strada e un silenzio assordante. Questa è Craco Peschiera conosciuta anche come Craco Nuova. Lasciato alle spalle questo borgo la strada riprende a salire.

Come una scultura di roccia sulla roccia
Eccolo li! Finalmente, dopo l’ennesima curva inizia ad intravvedersi Craco con la sua Torre Normanna. La prima impressione è quella di avere davanti a sé un castello di sabbia. Case e roccia sono dello stesso colore. La Torre Normanna sembra essere il proseguimento della collina verso il cielo. Dopo l’ultima curva il Paese appare nel suo insieme davanti ai miei occhi. La strada prosegue passando accanto al paese e da qui posso scorgere un suo aspetto diverso. Se all’arrivo appare come un castello di sabbia, girandoci intorno si vedono i segni di un triste passato. Quello che ne ha segnato le sorti. E lo ha trasformato in un paese fantasma. Edifici abbandonati, pietre che sembrano ancora rotolare verso la strada. Invece il tempo le ha fermate. Ma forse non sono poi così ferme…

La storia
Di origini antichissime, visse il suo massimo splendore nel periodo medievale. I Bizantini prima e i Normanni poi. Durante il periodo bizantino una comunità religiosa introdusse e sviluppò l’agricoltura. Il nome Craco deriva dal latino Graculum, piccolo campo arato. Con l’arrivo dei Normanni divenne un vero e proprio borgo. Sotto Federico II venne costruita la torre a guardia dei fiumi Cavone e Agri. Craco sarà una postazione militare strategica. Alcuni dei palazzi nobiliari che ancora restano, sono a testimoniare uno sviluppo del borgo che proseguì nei secoli successivi.

La storia più recente
Al termine delle turbolenze del periodo post-unitario, rimase un attivo centro rurale. La produzione agricola era tra le più fiorenti dell’intera regione. Era conosciuta come “Paese del grano“. Agli inizi degli anni Sessanta si coltivava talmente tanto grano nelle terre delle famiglie nobiliari del luogo che la manodopera locale non era sufficiente ma necessitava l’aiuto di manovalanza dal Salento. Anche a Craco si sviluppò il malcontento per la redistribuzione delle terre ai piccoli coltivatori. Fino a quando era possibile addentrarsi nel paese era visibile un manifesto rosso sulla facciata di palazzo Grossi con la scritta “Pane e lavoro“. Le richieste dei contadini.

La frana
In seguito a degli errori nella progettazione del sistema idrico, inizia un processo di disgregamento del suolo. Processo che forse si poteva fermare creando dei terrazzamenti con alberi per bloccare il cedimento. Invece venne arginato con fragili muri di contenimento. Inutili. Una prima frana nel 1963 spinge alcuni abitanti a lasciare il paese. E’ l’inizio di un lento esodo. Nel 1972 un‘alluvione peggiora la situazione. Il colpo finale fu un terremoto nel 1980. Da quel momento il lento esodo degli abitanti divenne un abbandono forzato.
Dal 1974, tra il malcontento generale, agli abitanti vennero assegnati alloggi in quella che oggi è Craco Peschiera.

Craco oggi
Racchiusa da una rete metallica, oggi Craco è inavvicinabile. Per ragioni di sicurezza nessuno può più addentrarsi tra le vie del paese. Alzo lo sguardo. Il fasto dell’antico paese si riflette nelle torri e nei palazzi. La parte centrale é un cumulo di pietre. Sembra di sentire il rumore del terreno che lentamene cede e si sgretola e delle pietre che crollano. Gradini storti per il terreno che ha ceduto sotto di loro. Grosse crepe nei muri. Finestre spalancate. Un silenzio quasi assordante. Per un attimo mi sembra di sentire le voci del paese. I bambini che giocano, le donne che stendono i panni, gli uomini che rientrano dal lavoro delle terre. Invece la vita si è fermata. Non esiste più. Provo a immaginare a come ci si possa sentire a dover abbandonare i propri luoghi. A dover cambiare vita per prepotenza della natura.

Contrada Canzoniere
Prende il nome da una antica taverna, gestita da una donna bellissima. Seduceva i clienti con il suo fascino e subito dopo li uccideva mettendoli poi sotto aceto. Il suo piatto forte! Tra le tante leggende di Craco, questa è la più spettrale.

Il fascino di Craco
Il suo triste destino ha segnato questo borgo. Abbandonato prima e finito sotto i riflettori cinematografici poi. Tra i film in parte girati qui, Cristo si è fermato a Eboli di Francesco Rosi è quello che ha lasciato tracce ancora visibili. Per l’episodio dell’arrivo di Volontè-Carlo Levi alla nuova destinazione di confino, Gagliano, furono disposti sulle prime case del paese degli stendardi a lutto, per ricreare lo scenario descritto nel libro. Ancora oggi è possibile ammirarli. Mel Gibson scelse Craco per La passione di Cristo. Gli esterni di questa pellicola furono girati prevalentemente a Matera; Craco fu scelta come il paese che si vede sullo sfondo nella scena dell’impiccagione di Giuda.

Un terza Craco
In molti non sanno che c’è un’altra Craco. E’ un piccolo abitato poco distante dal paese. Un luogo dove si sono rifugiati gli abitanti che hanno avuto più difficoltà ad abbandonare il luogo natio. Così sono andati a vivere in piccole palazzine a qualche centinaia di metri dalla Craco abbandonata. A me piace chiamarli i custodi di Craco. Proseguendo la strada che scende oltre il centro abitato, si trova quello che fino a qualche anno fa era l’accesso per le visite guidate di Craco e poco oltre una serie di abitazioni, alquanto anonime e semplici, con una piccola struttura adibita a chiesa.

Visitare Craco
Chiunque oggi voglia vedere il paese fantasma della Basilicata si dovrà accontentare di qualche fotografia dall’esterno. Come ho scritto sopra, non si può più accedere tra le vie del paese poiché lo stato di conservazione è considerato poco sicuro. Il terreno così fragile e il passaggio dei turisti hanno indotto le autorità a chiudere il paese dentro una recinzione. Il paese oggi si preserva, al di la di quella rete, con il suo fascino e i suoi fantasmi. Vale la pena percorrere la strada che attraverso quel paesaggio lunare conduce a Craco. E soffermarsi davanti a un piccolo gioiello abbandonato. O forse semplicemente addormentato.

Per informazioni: http://www.prolococraco.it/index.php?sassimatera=visitare-craco




